Voto in Germania. I lavoratori traditi
- Cosimo Giorgio Romano
- 26 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 17 mar
Ciò che percuote e ripercuote il mio animo è la distribuzione del voto in queste ultime elezioni tedesche. In particolare, è la distribuzione del voto dei lavoratori e di tutta l’area della vecchia DDR a procurarmi qualche dispiacere. Sia i lavoratori sia la gente dell’intera zona del vecchio “socialismo realizzato” hanno espresso il proprio voto per un partito dichiaratamente d’estrema destra e che solo nel nome si pone come alternativa.

Ciò che invece procura sospiro è la scelta fatta dai giovani tedeschi, giacché la maggior parte di loro ha votato per una sinistra ma non troppo alternativa, cioè Die Linke. Lascia invece qualche amarezza la defezione di BSW della Wagenknecht, obliando più di due milioni di voti.
AfD, come detto, non è un’alternativa ma una sorta di anomalia, è soprattutto l’espressione più matura e radicale del sistema dominante. Un sistema a trazione liberale, dove tutto il possibile dev’essere privatizzato e mai nelle mani dello Stato. I lavoratori, come tutta la zona della vecchia Germania Est, non riuscendo a trovare forze credibili in una sinistra radicalmente anticapitalista e di una forza che sappia dare voce alle proprie istanze, hanno optato per il partito più anomalo ma non alternativo.
L’anomalia di AfD è da ricercare all’interno del proprio sentimento euroscettico e in una futuribile apertura alla Russia. Motivi che sono tutti contrari rispetto al logos dominante e i quali, secondo i lavoratori, rappresentano la ratio della crisi endemica che la società tedesca affronta. Ma queste sono risposte semplici a problemi più profondi e complessi, per i quali non basta la denuncia all’immigrato o al rapporto del 3% deficit/Pil. Il sistema necessita di essere scosso a partire dalle sue fondamenta. Ancora una volta i traditi sono i lavoratori.