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Surrealismo al festival nazionalpopolare: Volevo essere un duro

Aggiornamento: 17 mar

Le cinque serate del Festival di Sanremo 2025 sono passate all’insegna dell’ordine, della pulizia e della disciplina: non uno sbafo, non un problema, non un’imperfezione, non un fuori programma. Un Sanremo all’insegna del perbenismo, del disinteressamento e della musica e intrattenimento staccati dal mondo, come se l’arte vivesse isolata dal resto della società.


La competizione ha portato sul palco artisti, uomini e donne, con stili propri, ma tra le proposte più originali e anticonformiste spicca: Volevo essere un duro di Lucio Corsi. Un brano che, con ironia e leggerezza, smonta gli stereotipi della mascolinità tossica e si inserisce perfettamente in una lettura queer della musica contemporanea. Una canzone che sembra essere fuori luogo in mezzo agli altri 28 pezzi in gara.

Bruno, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Bruno, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Chi è Lucio Corsi

 

Nasce nel 1993 a Vetulonia, in Toscana, è cresciuto in una famiglia ricca di stimoli artistici: la madre è pittrice e il padre ha svolto diversi mestieri, tra cui l’operatore Rai, il muratore e l’artigiano del cuoio. Lucio con la sua musica pare dipingere il mondo, grazie alla bravura nel saper raccontare le storie, come un menestrello. Per questo in molti ricorda lo stile di Ivan Graziani. Ha saputo fondere folk, glam rock e atmosfere fiabesche in un universo musicale unico. Con uno stile che richiama tanto David Bowie, Corsi si distingue per testi surreali e una forte impronta teatrale.

I suoi album, tra cui Bestiario Musicale e Cosa faremo da grandi? esplorano il confine tra realtà e fantasia con una poetica delicata e anticonvenzionale.

Pare che la sua passione per la musica sia nata quando era molto piccolo, in seguito alla visione del film The Blues Brothers.

 

Volevo essere un duro

 

Il brano presentato a Sanremo racconta la storia di una persona che, fin da infante, aspira a incarnare il modello del duro imposto dalla cultura patriarcale, per il genere maschile. Ma questa ricerca si rivela fallimentare: l'io narrante si rende conto di non riuscire a conformarsi all'immagine stereotipata dell'uomo forte, insensibile, autoritario, assertivo, dominante e sicuro del proprio futuro e della propria vita. Attraverso una scrittura ironica e un sound che mescola rock e suggestioni retrò, Corsi mette in discussione l'ideale della virilità tradizionale, offrendo un'alternativa più libera e fluida, dando suggestioni surreali.

 

Antimacismo e stereotipi di genere

 

Volevo essere un duro è un manifesto pop antimacista, che gioca con i codici della mascolinità per ribaltarli dall'interno. La figura del duro, che nella cultura popolare rappresenta forza, resistenza e assenza di emozioni, viene destrutturata e mostra una persona nella sua complessa normalità frutto non di stereotipi ma di esperienze individuali, sociali, culturali, biologiche. Lucio Corsi, con il suo approccio ironico, invita a una riflessione sulla costruzione sociale dell'identità di genere e sulla libertà di espressione individuale. Il ritornello è il cuore pulsante del testo che fa capire il rapporto tra chi, attraverso le lenti stereotipate e l’accettazione del canone patriarcale, riesce a vivere la vita come fosse un gioco da ragazzi e per le persone normali, che non rientrano in quello stile di vita.


La mascolinità non è qui un dato biologico o un destino inevitabile, ma un costrutto culturale che può essere rifiutato o reinterpretato. La canzone suggerisce che non esiste un solo modo di essere uomini e che la libertà espressiva può sovvertire le gerarchie di genere. In questo senso, Volevo essere un duro si allinea ad artisti come David Bowie, Prince…


Lucio Corsi porta questa non-nuova sensibilità nel panorama italiano, proponendo una riflessione artistica che va oltre la musica e tocca il cuore del dibattito culturale contemporaneo.

 

Performance di Lucio Corsi

 

Oltre alla musica, Lucio Corsi si distingue per un'estetica performativa fuori dagli schemi. Il suo look teatrale, caratterizzato da abiti sgargianti, trucco vistoso e una gestualità espressiva, richiama le icone del glam rock e sfida le convenzioni estetiche tradizionali. Il suo modo di cantare, spesso giocoso e carico di ironia, amplifica il messaggio dei suoi testi, rendendo ogni esibizione un piccolo spettacolo surreale. Durante Sanremo 2025, si è distinto ulteriormente durante la serata delle cover, portando in scena il brano di Modugno, Nel blu dipinto di blu, in duetto con Topo Gigio, un'icona infantile e che, nella sua prima versione, era impersonato dallo stesso Modugno. Rispetto agli altri cantanti in gara, più legati a una performance classica e patinata, Corsi offre un'alternativa che mescola arte, ironia e un'attitudine surreale.


Conclusione

 

Con Volevo essere un duro, Lucio Corsi firma una proposta queer di Sanremo 2025. Il brano sfida la mascolinità egemonica e propone una visione più fluida dell'identità di genere, mostrando per la prima volta l'artista come una delle voci più interessanti e innovative.

 

Una canzone che non solo diverte, ma fa anche riflettere, e che potrebbe lasciare un segno nel panorama musicale e culturale del nostro tempo.

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