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Se son rose, fioriranno, se son spine pungeranno

Aggiornamento: 17 mar

L’Ufficio parlamentare di Bilancio (UPB) ha rilasciato la sua nota sulla congiuntura di febbraio 2025, dove ha analizzato l’andamento del ciclo economico italiano e internazionale nell’ultimo trimestre, basandosi sui più recenti indicatori quantitativi e qualitativi disponibili.

 

L’UPB, istituzione presente in quasi tutti i membri dell’OCSE, si occupa di svolgere analisi macroeconomiche e di finanza pubblica del Governo, valutando che siano rispettate le regole di bilancio nazionali ed europee.

 

Nella nota si legge che nel 2024 il PIL italiano si è attestato allo 0,7 per cento su base trimestrale ed è destinato ad aumentare rispettivamente allo 0,8 per cento nel 2025 e allo 0,9 per cento nel 2026, salvo variabili impreviste.

I settori maggiormente in crisi sono quelli dell’industria manifatturiera, che continua a procedere, ma a rilento, per mezzo fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), quindi attraverso soldi europei, e quello del commercio, che ha visto una rapida discesa negli ultimi mesi del 2024.


Il volume delle esportazioni italiane ha subito invece un brusco calo per la prima volta dalla fine della pandemia COVID-19, riducendo l’export verso partner economici importanti come la Germania, gli Stati Uniti e la Cina, sebbene ci sia stato un incremento verso altri paesi, come la Turchia, e sia presente un cauto ottimismo nelle imprese italiane, che prevedono un arresto delle perdite delle quote di mercato nel corso del 2025.

 

Le nuove politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump hanno fatto risentire i mercati valutari e delle materie prime, provocando un aumento delle quotazioni di gas naturale e rendendole conseguentemente più volatili. L’inasprimento della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, e l’imprevedibilità dei conflitti in Medio Oriente, incutono timori per una crescita del PIL allo 0,9 per cento nel 2026, compromettendo la situazione economica del paese.

 

Nella nota si legge un miglioramento positivo dell’occupazione femminile e l’accrescimento dei salari risana la perdita del potere d’acquisto verificata nel biennio 2022-2023; questo comporta una lieve fiducia per il 2025, grazie al rafforzamento dell’attività economica raggiunta con le componenti interne della domanda. L’inflazione al consumo è scesa all’1,0 per cento, inferiore rispetto alla media europea, ed è destinata ad aumentare al 2,0 per cento nel 2025, come prevede il target della BCE.

 

In una situazione economica complessa come quella italiana ci si affida al proverbio “Se son rose, fioriranno; se son spine, pungeranno”.

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