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Lo scatto d’orgoglio, inutile e tardivo, dell’Europa

Tre anni di guerra, con i russi che continuano ad avanzare in Ucraina, e i leader europei, su iniziativa del presidente francese Macron, si riuniscono in un vertice probabilmente inutile e tardivo a Parigi.

Parigi, Francia, 17 febbraio 2025. Il primo ministro Keir Starmer partecipa ai colloqui sull'Ucraina in un incontro ospitato dal presidente francese Emmanuel Macron all'Eliseo. Picture by Simon Dawson / No 10 Downing Street, OGL 3, via Wikimedia Commons
Parigi, Francia, 17 febbraio 2025. Il primo ministro Keir Starmer partecipa ai colloqui sull'Ucraina in un incontro ospitato dal presidente francese Emmanuel Macron all'Eliseo. Picture by Simon Dawson / No 10 Downing Street, OGL 3, via Wikimedia Commons

Ora che la linea di politica estera del nostro alleato americano è cambiata, più per opportunismo che per una sincera adesione a ideali pacifisti, l’Europa si è accorta di essere stata messa da parte e condannata all’irrilevanza. Ma se siamo arrivati a questo punto non è certo un caso. L’Europa in questi tre anni non ha avanzato nessuna proposta autonoma, si è solo appiattita alle posizioni dell’alleato americano anche contro i propri interessi economici, come è successo alla Germania (e non solo) nel rinunciare al gas russo. Tutti a ripetere il sostegno incondizionato all’Ucraina per il perseguimento di una “pace giusta”, che avrebbe portato a un’irrealistica resa incondizionata della Russia.

 

Dopo tre anni di guerra, la pace, se ci sarà, per forze di cose sarà ingiusta. A poche settimane dall’inizio della guerra un accordo un po’ meno ingiusto era vicino: l’Ucraina non avrebbe ceduto alcun territorio, si sarebbe lasciata in sospeso persino la questione della Crimea. Ricordate chi stava mediando in quella trattativa? Non certo qualche rappresentante europeo. Era la Turchia di Erdogan. Ma i negoziati furono interrotti su ordine di Boris Johnson, perché l’obiettivo degli alleati occidentali dell’Ucraina era la sconfitta della Russia, anche con l’aiuto delle sanzioni. Si è visto come sia andata a finire.

 

Dato l’evidente fallimento di questa linea, si indice un vertice in cui, come al solito, non c’è una posizione comune: Svezia e Regno Unito si sono proposte di inviare truppe di pace (che dovrebbe essere compito dell’ONU e non della NATO, a maggior ragione in questo scenario); la Germania è la più prudente e attendista, e mi sembra la posizione più sensata attualmente; l’Italia cerca di tenersi buono l’alleato americano rischiando di rinnegare la linea finora seguita.

 

Su una cosa sola sembra esserci una condivisione, già da prima di questo vertice: l’abbandono dell’austerità a favore di investimenti nella difesa. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, si era portato avanti sostenendo che si possono sacrificare le spese sociali in favore di quelle militari. Un rigore a porta vuota a favore dei “sovranisti”. E l’aumento delle spese militari è anche l’unico punto in comune con la nuova amministrazione americana. È questa l’Europa che vogliamo?

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