top of page

La leggerezza dell’essere è un peso inevitabile: Milan Kundera

Aggiornamento: 17 mar

Uno dei miei più grandi rimpianti, dopo aver letto Milan Kundera, è quello di non averlo letto prima.

 

L’insostenibile leggerezza dell’essere è uno dei capisaldi della letteratura mondiale e ha creato un senso di pace al “me adolescente” incompreso nel suo esprimere quei sentimenti particolari, come la pesantezza della leggerezza dell’essere, vissuta con un pizzico d’ironia che da brio all’esistenza.

 

Nel 1984 Milan Kundera pubblica questo romanzo, che in Italia uscirà l’anno successivo, in cui Tomáš, che vive a Praga, ha un figlio e un amore ormai finito. Da quando si è separato dalla moglie, Tomáš vive quelle che lui stesso definisce «amicizie erotiche» con diverse donne, senza affezionarsi a nessuna e con l’unica regola ferrea di non dormirci mai assieme.

 

Successivamente, in una città della Boemia, Tomáš incontra Tereza, una barista che decide di partire e andare a vivere a Praga da lui. Durante il viaggio, Tereza si ammala d’influenza ed è costretta a rimanere da Tomáš, contravvenendo alla regola di quest’ultimo. Insieme decidono di prendere una cagnolina, Karenin, e di iniziare così la loro storia d’amore.


A Praga Tereza diventa una fotografa ma nel 1968, a causa dell’invasione sovietica, è costretta assieme a Tomáš a fuggire in Svizzera, a Zurigo, per poi fare ritorno a Praga dove Tomáš perde il lavoro a causa di un suo scritto su Edipo che si rifiuta di ritrattare davanti alle autorità comuniste cecoslovacche.

 

Nonostante l’amore tra i due sia maturato, Tomáš continua ad intrattenere altre amicizie erotiche: una è Sabina, con la quale anche Tereza inizia un rapporto di amicizia nonostante la gelosia. Anch’ella è costretta ad abbandonare Praga per un periodo di tempo e scappare a Ginevra, dove conosce Franz e se ne innamora. Franz è un uomo sposato che confessa a Marie-Claude, sua moglie, il suo adulterio con il risultato di perdere entrambe le donne e, al contempo, di liberarsi dal peso degli schemi esistenziali tradizionali.

 

Infine, le vite dei quattro personaggi sono destinate a dividersi: Sabina si trasferisce in America dove continua a vivere nella libertà sentimentale; Franz vive in Cambogia dove viene coinvolto in un’attività umanitaria, trovando lì la morte; Tereza e Tomáš si trasferiscono in una casa in campagna, lontano dalla città, dalla politica e dalla tentazione di continuare rapporti d’amicizia erotici. Karenin morirà di tumore ed entrambi subiranno il tragico destino di un incidente automobilistico.

 

La cornice del romanzo è filosofica e si concentra attorno al personaggio, Tomáš, nella sua dimensione dicotomica della pesantezza e della leggerezza, derivata dall’Essere-Non Essere di Parmenide intrisa nell’Eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche. Milan Kundera è molto attento ad analizzare non solo le azioni dei personaggi ma soprattutto le loro riflessioni interiori.

 

Quel senso di leggerezza che, da un momento all’altro, può diventare pesante e, dunque, insostenibile, unito alle restrizioni del governo comunista cecoslovacco sulla vita delle persone, fanno riflettere il lettore su molti temi morali, politici e sociali. Perché inevitabilmente l’esistenza umana comporta la pesantezza anche nelle cose più leggere.

 

«Adesso provava la stessa strana felicità e la stessa strana tristezza di allora. Quella tristezza voleva dire: siamo all’ultima stazione. Quella felicità voleva dire: siamo insieme. La tristezza era la forma e la felicità il contenuto. La felicità riempiva lo spazio della tristezza».

Milan Kundera - Elisa Cabot, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Milan Kundera - Elisa Cabot, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Questa frase, alla fine del libro, era ciò che mi avrebbe aiutato a far comprendere il mio esistere pesantemente leggero, quell’essere che nella tristezza ritrova un senso di appagamento, quell’adolescente con occhiali spessi e ciuffo castano chiamato da tutti “Agonia”, che non riusciva a far comprendere a chi aveva intorno che la vita non è uguale per tutti e che per alcuni la pesantezza dell’essere ha una leggerezza diversa. Ho sempre vissuto così: «la tristezza era la forma e la felicità il contenuto». In fondo, cos’è importante davvero se non essere ciascuno a suo modo?

 

Grazie, con incommensurabile ritardo, Milan, per avermi fatto sentire compreso, meno solo, un adolescente come tanti altri. Grazie, Milan, per una tua carezza ora nel vento.

Unisciti ai canali

  • Instagram
  • Facebook
  • Whatsapp
bottom of page