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L’Italia non ha ancora fatto i conti con la storia

Aggiornamento: 17 mar

Uno dei problemi che ci trasciniamo dalla nascita della Repubblica Italiana dal 1946 a oggi è che non abbiamo fatto seriamente i conti con la storia. Per quanto il passato fascista sia stato raccontato nei nostri libri di storia come un’esperienza sostanzialmente negativa, ci sono molti episodi di quel periodo che sono stati praticamente rimossi o attenuati. Non abbiamo nessuna difficoltà a mettere in grande evidenza i crimini del regime nazista, ma diamo un’immagine più bonaria al nostro ventennio.

 

La classica frase assolutoria “italiani brava gente” con cui affrontiamo la narrazione del nostro passato non è esattamente aderente alla realtà. Ci sono molti episodi che dimostrano il contrario: mi riferisco alla repressione della ribellione libica con l’intervento del generale Rodolfo Graziani, vero criminale di guerra a cui qualche comune ha dedicato vie o piazze; l’uso dei gas nella guerra in Etiopia, già vietati dalla Convenzione di Ginevra; l’aiuto militare ai franchisti in Spagna; l’attacco alla Grecia caratterizzato da crimini di guerra tanto efferati da aver causato l’indignazione dei vertici della Wehrmacht quando sono stati costretti a venirci in aiuto.

1935-36 - Bombardamenti della seconda guerra italo-etiope con gas mostarda (o iprite).

Questa premessa è necessaria perché attualmente ci troviamo ad essere governati da un partito che non ha mai esplicitamente tagliato i ponti con il passato fascista. Per quanto si tenti di dipingerlo come un regime più moderato, non è stato troppo diverso dal regime hitleriano. Magari non ne ha eguagliato gli eccessi, ma ne è stato fonte di ispirazione. 

 

La nascita del MSI il 26 dicembre 1946, che ha traghettato nel parlamento esponenti della repubblica di Salò è stato un errore che si sarebbe dovuto evitare. Troppo compromettente il passato della maggior parte dei membri fondatori e nessun Processo di Norimberga si è visto in Italia. Il fatto che si sia inserito nel tessuto democratico e abbia accettato da subito l’alleanza nordatlantica si inserisce più nel disegno della contrapposizione dei blocchi della Guerra Fredda, piuttosto che in una sincera adesione dei missini ai valori repubblicani e antifascisti. È noto che nel dopoguerra gli americani avrebbero fatto di tutto per evitare che i comunisti potessero andare al governo, anche favorire colpi di stato violenti. È ciò che è successo in Grecia con il regime dei colonnelli.

Giorgio Almirante, anni '70
Giorgio Almirante, anni '70

Non c’è nessuna prova che il Movimento Sociale, con l’entrata nel governo Tambroni, fosse pronto per partecipare alla vita democratica del paese e avrebbe aperto una stagione luminosa per l’Italia. Piuttosto l’ordine del governo di sparare sui dimostranti dimostrerebbe proprio il contrario, il rischio di un’involuzione autoritaria. L’inizio della fase storica detta di Centro-sinistra, perché prevedeva l’ingresso del PSI nella compagine di governo, non è stato per nulla pacifico e scontato, poiché non era molto ben visto dai nostri alleati americani. Fu accettato solo perché sembrava allora rappresentare il meno peggio e potesse fare da argine al Partito Comunista. Ne è seguita una stagione contraddittoria, con alcune importanti riforme che hanno modernizzato il paese, accompagnate però da fasi oscure, caratterizzate da trame sovversive che si sono susseguite negli anni di piombo. Non mi riferisco solo al terrorismo di sinistra, ma anche a quello stragista legato a Ordine Nuovo e ad alcuni esponenti del MSI che lo ha preceduto. Tutti segnali che forse il Movimento Sociale non fosse così pronto a contribuire alla vita democratica del paese. 


La svolta di Fiuggi è stata necessaria per affrancare il partito da un passato controverso e trasformare il Movimento Sociale in una destra moderna conservatrice e neoliberista. Ma il traghettamento in Alleanza Nazionale e la sua fusione con Forza Italia nel Popolo delle Libertà non sono stati indolori e privi di contraddizioni. Ci sono stati diversi esponenti che hanno rinnegato questa svolta e sono rimasti legati al passato missino.

 

A me pare che la nascita di Fratelli d’Italia sia da ascrivere più in questo filone che in quello della svolta di Fiuggi. Non bastano le dichiarazioni di principio per constatare l’entrata di FdI nel tessuto democratico, ci vogliono i fatti che, a giudicare dalle mosse di questo governo, non mi sembrano dimostrare un’inclinazione a gestire il dissenso e la dialettica democratica. Sicuramente le dichiarazioni della Meloni nella Giornata della Memoria del 2025 sul passato nazista e la Schoah sono un passo in avanti, ma assolutamente dovuto. Provi a fare una vera analisi storica dei crimini fascisti che ho citato all’inizio dell’articolo, oppure finalmente affermare di essere antifascista come prevede la Costituzione Italiana sulla quale ha giurato e che vorrebbe modificare in chiave presidenziale (con il ripiego sul Premierato). Stiamo ancora aspettando.

GennaroCri, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
GennaroCri, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons


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