L’Architettura della Menzogna: Trump, Mussolini e la Rimozione della Verità
- Michelle Grillo
- 3 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 mar
Vi è un sentimento di smarrimento e inquietudine che pervade il nostro tempo, un senso di perdita che si intreccia con la sparizione della verità. Che vivessimo nell’era della post-verità era già chiaro, ma la sua attuale declinazione, segnata da un’intensità violenta e sfacciata, impone una riflessione più profonda. In questa deriva, vi sono figure che incarnano con straordinaria efficacia il nuovo paradigma della menzogna, e tra queste spicca senza dubbio Donald Trump. La sua ascesa non è stata solo un esercizio di potere, ma un vero esperimento di sovversione epistemologica. La verità non è mai stata un dato oggettivo per Trump, ma un dispositivo manipolabile, un costrutto piegato all’utile del momento. Questo lo si è visto con Capitol Hill, evento che avrebbe dovuto segnare un punto di rottura nella democrazia statunitense e che invece, grazie alla sua narrazione, è stato ricondotto a un episodio minore, quasi folkloristico, con i suoi protagonisti rapidamente assolti.
Ma vi è di più: Trump non è soltanto un demagogo, ma un architetto della spettacolarizzazione della politica, un creatore di immagini deformanti. L’ultimo episodio, un video postato sul suo profilo Instagram, lo raffigura a torso nudo, in compagnia di Benjamin Netanyahu, mentre sorseggia un drink in una Gaza trasfigurata in un’utopia capitalistica alla Dubai, con dollari firmati Elon Musk che piovono dal cielo. Un’immagine surreale, grottesca, volutamente distaccata dalla tragedia reale: il sangue di più di 64mila palestinesi (The Lancet, 2025) ancora bagna la terra, eppure la distorsione estetica di Trump trasforma la morte in scenografia per un racconto in cui la brutalità viene rimossa, sublimata in un’iper-realtà di sua creazione. Qui si delinea il parallelo con un’altra figura che seppe manipolare l’immaginario collettivo: Benito Mussolini. La trasposizione seriale di “M. Il figlio del secolo” diretta da Joe Wright ce lo restituisce nella sua dimensione più autentica: non il tiranno tetramente austero, ma un uomo ridicolo, goffo, fastidioso nel suo egotismo spregiudicato. La lezione della serie è chiara: Mussolini non era un genio del male, ma un buffone che, cavalcando il caos, ne è stato poi travolto. E qui l’analogia con Trump si fa stringente. Entrambi si muovono secondo la legge del più forte, privi di un’ideologia strutturata, privi di una visione che trascenda il proprio ego. La disputa tra Trump e Volodymyr Zelensky non è che l’ennesima riprova della sua concezione della politica come arena di scambi opportunistici e non come spazio etico. Per Trump, la guerra, il conflitto, la diplomazia sono meri strumenti di un gioco performativo in cui il potere non è altro che il riflesso della propria immagine.
La questione diviene allora filosofica: cosa accade a una società quando il suo principale orizzonte politico è definito da figure che si pongono al di fuori della verità e al di sopra delle conseguenze? Se la storia ha già emesso il suo verdetto su Mussolini, resta da vedere quale sentenza riserverà a Trump.

Fonte dei dati relativi ai decessi
Jamaluddine, Z., Abukmail, H., Aly, S., Campbell, O. M. R., & Checchi, F. (2025). Traumatic injury mortality in the Gaza Strip from Oct 7, 2023, to June 30, 2024: A capture–recapture analysis. The Lancet, 405(10226), 123-131.
Lo studio, pubblicato su The Lancet, ha stimato che il numero di decessi per lesioni traumatiche nella Striscia di Gaza durante il periodo indicato sia stato significativamente più alto rispetto alle cifre ufficiali riportate dal Ministero della Salute di Gaza. Utilizzando un'analisi di "capture–recapture" basata su dati ospedalieri, sondaggi online e necrologi sui social media, i ricercatori hanno stimato circa 64.260 decessi per lesioni traumatiche, con il 59,1% delle vittime rappresentato da donne, bambini e anziani.