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L’8 marzo nel segno di Dante

Aggiornamento: 17 mar

Una data poco distante rispetto ad oggi, rispetto cioè a quella convenzionale in cui si celebra la giornata internazionale della donna, è il 25 marzo. In quello stesso giorno del 1300 il nostro sommo poeta compie un viaggio un po’ particolare, il famoso viaggio all’inferno. Secondo gli esperti Dante passa lì un’interna giornata, per poi uscirne, di notte, a riveder le stelle.

Tomcorengia, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Tomcorengia, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ma ciò che oggi va ricordato, non è quel viaggio che ci tocca irrimediabilmente, dacché la Commedia inizia con «nostra vita», ma, vista la data, il ruolo cruciale e l’importanza che la donna esercita in Dante e lungo tutta l’opera. Sì, perché nell’esatto momento in cui il poeta si smarrisce, un’intera schiera di donne si mobilita per soccorrerlo. Non per servilismo, ma perché per Dante la donna è capace di cura e la cura non sminuisce, esalta. Per prima la madonna, la quale invoca santa Lucia, successivamente quest’ultima invoca Beatrice, la donna che tanto amò Dante, e infine, con parole lievi, lei chiede a Virgilio di soccorrerlo: «I’ son Beatrice che ti faccio andare; amor mi mosse, che mi fa parlare» (Inferno, Canto II).

 

La Commedia è per Dante anche un mezzo di denuncia, una denuncia verso quella violenza contro il genere femminile che da sempre accompagna l’uomo e per la quale il poeta nutre un profondo disprezzo. Due sono gli episodi celebri su questo tema, il primo riguarda la vicenda tra Paolo e Francesca, il secondo invece l’incontro con Pia de’ Tolomei. Entrambe le ragazze sono vittime di un amore perverso, quello provato dai rispettivi coniugi, i quali, per gelosia e perché ritengono la donna un oggetto di possesso, arrivano a un crudo epilogo.

Ary Scheffer, via Wikimedia Commons
Ary Scheffer, via Wikimedia Commons

La prima delle due racconta con parole senza tempo l’amore provato nei riguardi di Paolo. Infatti, Dante le fa dire: «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende; Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona» (Inferno, Canto V). Ogni terzina con Francesca protagonista inizia con “amor”, ma è proprio questo amore che la uccide, dacché il marito di lei nel momento in cui Paolo basciò la bocca sua tutta tremante la colpì. Ma ad attendere il colpevole del delitto è il luogo più spaventoso di tutto l’inferno, fatto non di fuoco, dacché il fuoco divino, quel fuoco interno che anima ogni amore, è in paradiso, ma di ghiaccio: «Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense» (Inferno, Canto V). E nella Caina finirà anche il colpevole del secondo femminicidio della Commedia, l’assassino di Pia de’ Tolomei. Dante la incontra nel purgatorio e lei è l’unica anima che si preoccupa di lui, che si prende cura di lui, la quale pensa alla fatica del poeta e gli dice: «Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato della lunga via; ricorditi di me, che son la Pia» e subito dopo la soluzione al giallo «salsi colui che ’nnanellata pria disposando m’aveva con la sua gemma» (Purgatorio, Canto V). Anche lei è stata assassinata dal marito geloso e anche quell’uomo, come l’assassino di Paolo e Francesca, finirà nel freddo, simbolo di odio e disperazione, della Caina.


Nell’immaginario di Dante questo è il luogo che attende tutti coloro che fanno del male alle donne, quel male che per Dante è colpa solo dell’uomo, giacché siamo noi a dover cambiare e far cambiare i violenti, tutti coloro che non accettano un no, un rifiuto o un abbandono. Tutte quelle persone che si considerano proprietari del corpo e dell’anima della donna e i quali non sono disposti a riconoscere la libertà della donna di decidere da sé, di uscire con chi vuole, di sposarsi chi vuole, di vestirsi come vuole e di amare chi vuole. Per Dante, siamo noi uomini a dover cambiare e fare cambiare quelli che ancora ragionano così.


Con questa idea, Dante ha una concezione molto moderna della donna, totalmente anacronistica rispetto al suo tempo in cui si discuteva se la donna avesse o no l’anima - in molti, infatti, pensavano di no. Per Dante, diversamente, la specie umana supera tutto ciò che è sulla terra grazie alla donna. Infatti, è la donna che nella Commedia salva Dante ed è la donna, secondo Dante, che salva l’uomo. La donna salva perché da sempre si prende cura, sia nelle case e sia nelle famiglie, la donna, anche, dà la vita in tutti i modi in cui la vita può essere donata. Dante risente molto dell’idea religiosa romana, secondo la quale l’uomo, fin quando vive, appartiene ad una donna, alla dea Cura, e la donna, per Dante, non solo salva, dacché senza il suo ruolo il viaggio del poeta si sarebbe smarrito già davanti al tre fiere, ma è proprio la donna, con questo, la ragione della nostra stessa esistenza.

 

Auguri!

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