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Israele viola il cessate il fuoco con l’approvazione USA: 400 le vittime

L’attacco di Israele contro Gaza non è un’operazione militare. È un genocidio. Nella notte tra il 17 e il 18 marzo, il governo di Netanyahu, con il consenso degli Stati Uniti, ha scatenato un’offensiva brutale, rompendo la tregua e massacrando oltre 400 persone in poche ore. Non è un episodio isolato, ma un altro capitolo di un piano sistematico per annientare il popolo palestinese. Gli Stati Uniti, con il loro sostegno incondizionato, non sono solo complici morali, ma attori diretti in questa strategia di sterminio.

Jaber Jehad Badwan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Jaber Jehad Badwan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il diritto internazionale è chiaro: colpire civili, bombardare infrastrutture vitali, attaccare ospedali e impedire l’accesso ai beni essenziali non è autodifesa, ma crimine di guerra. Israele lo fa sistematicamente da mesi con il pretesto del 7 ottobre, trasformando Gaza in un mattatoio a cielo aperto. Le vittime sono oltre 40.000, tra cui più di 10.000 bambini.

 

L’ultima offensiva, “Forza e Spada”, è l’ennesima prova della volontà israeliana di cancellare Gaza e il suo popolo. La morte di membri di Hamas è la scusa per sterminare famiglie, distruggere ospedali e rendere invivibile la Striscia. Non è una guerra tra due eserciti, ma un massacro unilaterale: la quarta potenza militare mondiale schiaccia una popolazione intrappolata, affamata e senza vie di fuga.

 

Israele non potrebbe farlo senza il sostegno americano. Washington fornisce armi, blocca le condanne da parte dell’ONU e legittima ogni crimine con la narrativa della “sicurezza”. Se complicità significa dare i mezzi, la copertura diplomatica e l’approvazione per uccidere impunemente, gli Stati Uniti sono pienamente colpevoli. E l’Europa, pavida e ipocrita, si accoda limitandosi a sterili dichiarazioni di “preoccupazione”.

 

La guerra in Ucraina ha svelato l’ipocrisia occidentale. Contro la Russia, UE e USA hanno condannato i crimini di guerra e imposto sanzioni. Ma quando l’aggredito è palestinese e l’aggressore è Israele, il massacro diventa “necessario”, la resistenza “terrorismo” e la lotta a Hamas una giustificazione all’annientamento.

 

Lo stesso schema si ripete in Yemen, dove gli Stati Uniti bombardano Hodeida in nome della sicurezza marittima, rafforzando la guerra per procura contro l’Iran. Il sangue versato non è mai un problema, purché a morire siano popoli sacrificabili nei giochi di potere globali.

 

Ma se la comunità internazionale ha fallito, il silenzio non può più essere un’opzione. Se crediamo nella giustizia, dobbiamo condannare con forza questo massacro e ammettere la complicità criminale di chi lo sostiene. Il popolo palestinese ha diritto a esistere, così come noi abbiamo il dovere di non voltarci dall’altra parte.

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