In piazza per l’Europa: tra sostegno e dubbi sul futuro dell’UE
- Davide Inneguale
- 12 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 17 mar
Michele Serra ha lanciato un appello per una grande manifestazione pro-Europa il 15 marzo in Piazza del Popolo a Roma. L’obiettivo è riaffermare i valori fondanti dell’Unione Europea: pace, libertà e democrazia. L’invito è a partecipare con bandiere europee, senza simboli di partito, per ribadire un senso di appartenenza comune e contrastare il crescente euroscetticismo. Serra vede questa piazza come un atto di fiducia nel progetto europeo, oltre le divisioni politiche.

L’iniziativa, però, ha suscitato dibattiti. Alcuni temono che si stia preparando una deriva militarista dell’UE, con il rischio di allontanarsi dai principi di pace su cui è nata. Tra i critici c’è Giuseppe Conte, che ha dichiarato di non voler partecipare senza maggiori chiarimenti sugli obiettivi della manifestazione.
Esistono manifestazioni giuste o sbagliate?
Molti si chiedono se sia una manifestazione “giusta”, ma ha senso dividere le piazze in giuste o sbagliate? Più che altro, è importante capire cosa vogliono rappresentare. In questo caso, il tema centrale è il futuro dell’Europa e il suo ruolo in un mondo sempre più instabile.
L’idea di un esercito comune europeo solleva interrogativi. L’UE non ha un sistema di comunicazione unificato e si parla di affidarsi a Starlink sotto la supervisione del poco affidabile Elon Musk. Inoltre, non possiede un arsenale nucleare significativo, mentre la Russia ha circa 6.000 testate. Pensare che un semplice riarmo possa fungere da deterrente appare ingenuo. Se Putin si sentisse alle strette, userebbe ogni mezzo per difendere il suo paese, comprese le armi nucleari. A quel punto, nessun esercito europeo potrebbe davvero fare la differenza.
Se l’Europa nasce per garantire la pace, è davvero il riarmo la strada giusta? Per anni abbiamo sentito “non si tratta con i criminali”, ma forse è ora di riconsiderare il ruolo della diplomazia senza ipocrisie. L’UE dovrebbe essere protagonista nei negoziati, ma per farlo deve rendersi credibile a livello mondiale.
Il 15 marzo sarà un’occasione per ribadire il sostegno all’Europa, ma anche per interrogarsi sulla sua direzione: più armi o più diplomazia?