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Il Manifesto federalista di Ventotene

Aggiornamento: 24 mar

In questi giorni difficili per noi tutti con le guerre in atto, l’Europa viene bypassata dai due oligarchi, Trump e Putin, che parlano lo stesso linguaggio da potenti determinati a condizionare l’ordine mondiale, e cancellano la storia e la cultura democratica emersa dalle due rivoluzioni, prima quella americana del 1765-1783 e poi quella francese del 1789.

Derek Bennett, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Derek Bennett, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Di fronte al disimpegno dichiarato da Trump rispetto all’aggressione di Putin in Ucraina, in Europa la Von der Leyen propone allora una spesa di 800 miliardi per riarmarla e mettere gli stati europei in grado di difendersi ma non accenna a nessun progetto di difesa europea né a relazioni diplomatiche significative per riportarla a un ruolo internazionale che le spetta. Macron, Merz e anche la Meloni insieme a Starmer, che si unisce ai leader europei, chiedono di discutere come ma sostanzialmente si allineano.

 

Ho riletto il Manifesto federalista di Ventotene, che prefigurava un’Europa capace di superare i nazionalismi e condizionare democraticamente l’uscita dal nazifascismo, diventando punto di riferimento politico nel nuovo ordine post guerre mondiali.

 

La recente manifestazione a Piazza del Popolo a Roma, seguita all’appello di Michele Serra e del sindaco Gualtieri, ha visto una ampia partecipazione e il Movimento Federalista Europeo era presente con le sue bandiere per ribadire la necessità più che mai attuale di dare vita agli Stati Uniti d’Europa come ha ribadito l’attuale presidente Stefano Campagnoli. Riporto le sue considerazioni in merito, pubblicate su ‘La Nazione’ del 15 marzo: “Cina, Russia e ora anche gli Usa perseguono politiche di potenza per espandere la loro egemonia. Sono guidate da ideologie autoritarie, illiberali e antidemocratiche e profondamente nazionaliste. Per questo l'Europa è sotto attacco: sia sul versante della sicurezza, a partire dal fronte dell'Ucraina, dove si vuole far dimenticare chi è l'aggressore che calpesta un intero popolo perché rivendica il diritto di essere europeo; sia su quello della democrazia. L'Europa è diventata un ostacolo rispetto al progetto di una nuova internazionale autocratica e populista perché rappresenta l'alternativa politica e culturale al nazionalismo.”

 

Draghi ha riaffermato recentemente in Parlamento che “L’Unione Europea ha garantito per decenni ai suoi cittadini pace, prosperità, solidarietà e, insieme all’alleato americano, sicurezza, sovranità e indipendenza. Questi sono i valori costituenti della nostra società europea che oggi sono posti in discussione La nostra prosperità, già minacciata dalla bassa crescita per molti anni, si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche del nostro maggiore partner. I dazi fino al 25%, le tariffe e le altre politiche commerciali che sono state annunciate avranno un forte impatto sulle imprese italiane ed europee.”

 

Meloni nel dibattito alla Camera sul testo della Risoluzione da portare al Consiglio europeo conclude attaccando il manifesto di Ventotene e sostenendo che non prefigura la “sua Europa”, creando un caos visto di rado alla Camera dei deputati, con interruzioni continue e impossibilità di continuare la seduta. Affiorano le sue radici in Alleanza nazionali e si spiega meglio la sua decisione di mantenere la fiamma nel simbolo di partito?

 

Ricordo che Colorni che scrisse la premessa del Manifesto di Ventotene fu ucciso a Roma nel 1944 dalla banda fascista Koch.

 

Lui aveva sostenuto, con la tesi federalista, “il fatto che i partiti politici esistenti, legati ad un passato di lotte combattute nell'ambito di ciascuna nazione, sono avvezzi, per consuetudine e per tradizione, a porsi tutti i problemi partendo dal tacito presupposto dell'esistenza dello stato nazionale, ed a considerare i problemi dell'ordinamento internazionale come questioni di «politica estera», da risolversi mediante azioni diplomatiche e accordi fra i vari governi. Questo atteggiamento è in parte causa, in parte conseguenza di quello secondo cui, una volta afferrate le redini di comando nel proprio paese, l'accordo e l'unione con regimi affini in altri paesi è cosa che viene da sé, senza bisogno di dar luogo ad una lotta politica a ciò espressamente dedicata.


Altiero Spinelli, politico italiano
Altiero Spinelli, politico italiano

Negli autori dei presenti scritti si era invece radicata la convinzione che chi voglia proporsi il problema dell'ordinamento internazionale come quello centrale dell'attuale epoca storica, e consideri la soluzione di esso come la premessa necessaria per la soluzione di tutti i problemi istituzionali, economici, sociali che si impongono alla nostra società, debba di necessità considerare da questo punto di vista tutte le questioni riguardanti i contrasti politici interni e l'atteggiamento di ciascun partito, anche riguardo alla tattica e alla strategia nella lotta quotidiana. Tutti i problemi, da quello delle libertà costituzionali a quello della lotta di classe, da quello della pianificazione a quello della presa del potere e dell'uso di esso, ricevono una nuova luce se vengono posti partendo dalla premessa che la prima mèta da raggiungere è quella di un ordinamento unitario nel campo internazionale.”[1]

 

Mi sembra evidente che oggi siamo lontani dalle speranze degli estensori del manifesto di Ventotene che erano lungimiranti e ci servirebbe in questa fase complessa, riprendere insieme alle loro considerazioni, tante esperienze di movimento delle donne che hanno lavorato per una Europa che ci ha garantito più di settanta anni di pace.

 

Vorrei che l’auspicio di allora sul fatto che le ideologie autoritarie si possano contrastare sia lo stesso di oggi, perché siamo molto meglio disposti che in passato “ad una riorganizzazione federale dell'Europa. La dura esperienza ha aperto gli occhi anche a chi non voleva vedere ed ha fatto maturare molte circostanze favorevoli al nostro ideale”. Ma oggi quanti giovani delle nuove generazioni sono capaci di concretizzare questo ideale che sicuramente corrisponde alle loro aspirazioni e alle loro esperienze di studio, con l’Erasmus ad esempio, e di lavoro in Europa?

© European Union, 2025, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
© European Union, 2025, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Ricordo con nostalgia quando avevo fatto campagna elettorale a Barbara Spinelli e alle donne candidate in modo paritario nelle liste di ‘Altra Europa per Tsipras’, in cui finalmente avevano acquisito visibilità molte autorevoli amiche ecofemministe su tutto il territorio nazionale. Quell’esperienza ci aveva fatto sperare in una Europa in cui la nostra rappresentanza fosse finalmente caratterizzata da un forte protagonismo di donne. Una federazione democratica, accogliente e solidale che gli esiliati a Ventotene avevano prefigurato nel loro Manifesto.


Ricordo ancora quando ero bambina e Altiero Spinelli, amico di mio padre, veniva spesso a casa mia e discutevano insieme del futuro dell’Europa. Io stavo ad ascoltare di nascosto, incuriosita, perché ero troppo piccola per capire queste discussioni ma sentivo che si trattava anche del mio futuro.

Il Presidente Giorgio Napolitano saluta la figlia di Altiero Spinelli, Barbara, al convegno nel XX Anniversario della scomparsa - Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons
Il Presidente Giorgio Napolitano saluta la figlia di Altiero Spinelli, Barbara, al convegno nel XX Anniversario della scomparsa - Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

Tante donne si sono battute per dare vita all’unione europea e vivere in pace senza più guerre.

 

Voglio ricordare proprio Ursula Hirschmann, moglie di Colorni e poi di Spinelli, protagonista del movimento Federalista Europeo cancellata dalla storia e dalla politica maschile; nel 1975 fondò il gruppo ‘Femmes d’Europe’[2], che si basava sull’autoriconoscimento femminista. Contribuì naturalmente a redigere il Manifesto di Ventotene, che prefigurava la nascita dell’Europa durante l’ultima guerra contro i nazifascisti e che porta purtroppo solo la firma di Spinelli, Colorni e Rossi, senza la sua.

 

Spero che il movimento delle donne non si adegui né alla Von der Leyen né alla Meloni ma sappia ritrovare le radici di un’Europa che, a partire dal contributo al manifesto di Ventotene, per continuare con l’esperienza di Femme pour l’Europe, sappia proporre una prospettiva ecofemminista e nonviolenta che fermi le minacce di Trump e di Putin.

 

[1] E.Colorni, Prefazione a A.Spinelli e E.Rossi, Il Manifesto di Ventotene, Roma 1944, https://static.gedidigital.it/download/pdf/repubblica/2025/politica/manifesto_ventotene_all.pdf


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