Il cordone sanitario in Germania rischia di crollare?
- Massimo Battiato
- 7 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 mar
La convergenza che si è verificata nel parlamento tedesco tra CDU e AfD sul voto di una legge che determinerebbe una forte stretta all’immigrazione e che, per fortuna, non è stata approvata, può dirci molte cose su quello che sta accadendo in Germania. La legge non è passata per pochi voti, perché, nell’attuale parlamento, la CDU, anche con l’appoggio dell’AfD, non aveva i numeri per farla passare. Ma la resa dei conti potrebbe essere solo rinviata a dopo le elezioni del 23 febbraio.
Il seguito di questo voto è stata una forte reazione della società civile in dissenso radicale a qualsiasi ipotesi di un’alleanza tra i cristiano democratici e l’estrema destra. Manifestazioni molto partecipate nelle città tedesche tra cui quella di domenica 2 febbraio che, secondo gli organizzatori (che si aspettavano dai 20 ai 60mila partecipanti) ha visto marciare ben 250mila persone. Si è aperto anche un acceso dibattito all’interno della CDU, segno che questa possibile alleanza non è stata metabolizzata nel partito.

Insomma, il voto al Bundestag ci sta dicendo che c’è il rischio concreto che salti il famoso “cordone sanitario” che per decenni ha impedito alla destra radicale di poter partecipare a qualsiasi coalizione di maggioranza (sperando che non diventi mai partito di maggioranza relativa). Questo rischio era molto remoto fin quando l’estrema destra era rappresentata dall’NPD e prendeva pochi punti percentuali tali da non superare la soglia di sbarramento del 5% del sistema elettorale tedesco. L’avvento dell’AfD, che in principio era soprattutto costituito da economisti antieuro promotori di un ritorno al marco, ha portato queste percentuali a livelli preoccupanti soprattutto da quando il partito è stato infiltrato di elementi di estrema destra con non tanto velati a riferimenti al passato nazionalsocialista. Così l’AfD alle prossime elezioni rischia di diventare il secondo partito dopo la CDU/CSU.
La situazione economica che si è venuta a creare dopo i noti avvenimenti geopolitici, la mancanza di soluzioni da parte della politica, sempre legata al dogma dell’austerità e del pareggio di bilancio, sicuramente hanno contribuito fortemente a questo risultato. Soprattutto nei land orientali, dove il passaggio alla democrazia ha creato molte aspettative che non si sono realizzate, una parte sempre più consistente della popolazione manifesta il suo risentimento nei confronti del governo federale e verso gli ultimi arrivati, i migranti o i profughi provenienti da paesi in guerra, arrivati in massa in questi anni in Germania, un paese storicamente disposto all’accoglienza.
In ogni caso, credo che un’alleanza organica o anche solo un appoggio esterno non dovrebbe essere auspicato da nessuno che abbia ancora fiducia nei valori della democrazia in Germania e nel resto d’Europa. Questo rischio è grande anche perché, quel 22% di cui l’AfD è accreditata al momento nei sondaggi, fa gola a chi vorrebbe governare nei prossimi anni.

L’accanimento contro gli ultimi arrivati, che poteva diventare legge, è il segno anche di una mancanza di idee da parte dei partiti storici che hanno governato la Germania per anni. In mancanza di una vera alternativa alla politica economica basata sul rigore e sbilanciata verso banche e aziende, l’unico modo per dare qualcosa in pasto al popolo è trovare un capro espiatorio, qualcuno a cui dare la colpa del mancato sviluppo del paese e del drenaggio di importanti risorse dal generoso welfare tedesco.
Su questo, a mio parere, dovrebbe fare leva l’SPD e qualsiasi coalizione di centro sinistra o anche una riedizione della Grosse Koalition che ha caratterizzato gli anni della Merkel. Mettere in discussione il dogma dell’austerità magari non farà vincere le elezioni in uno scenario compromesso politicamente anche a causa delle resistenze del mondo della finanza e degli industriali, ma almeno la sconfitta sarebbe dignitosa, porrebbe le basi per un’opposizione seria e puntuale e costruirebbe le condizioni per tornare a governare su nuovi fondamenti di politica economica.
Troppo difficile? Si tratta di un sogno? Probabilmente sì, ma mi sembra l’unica via d’uscita anche per far ritrovare alla Germania la sua tradizione di accoglienza, servizi efficienti e di un welfare generoso che non lasci indietro nessuno. Le manifestazioni e la reazione della società civile, che lasciano ben sperare, esigono una risposta.