Il 20 marzo è il MEAT OUT DAY: una riflessione in occasione della giornata internazionale senza carne
- Rita Salomone
- 21 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Fin dall’antichità, da quando l’uomo da preda si è trasformato in predatore, ci si è interrogati sull’opportunità o meno di consumare carne. Lo storico greco Plutarco, nel primo secolo dopo Cristo, nel suo dialogo “Sul mangiare carne” si chiedeva come mai l’uomo avesse la necessità di consumare carne in grande quantità e cosa lo spingesse a cibarsi di un essere vivente ucciso per trarne nutrimento. Plutarco parla anche di Hybris alimentare, cioè di tracotanza, di uccidere per il piacere di farlo e non per una reale necessità, unicamente per mangiare in “modo più raffinato”. Già Pitagora, filosofo e matematico greco, 500 anni prima di Cristo aveva optato per una dieta vegetariana e in tempi più recenti Leonardo, Van Gogh e Darwin. Questo a conferma del fatto che non è stato di certo l’uomo contemporaneo a inventare il vegetarianismo, anche se negli ultimi anni quest’abitudine alimentare sta prendendo sempre più piede, complice una maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali e il benessere animale. Tant’è vero che dal 1985 esiste il Meat Out Day, una giornata che serve a sensibilizzare la popolazione sui benefici di una dieta priva di carne e indicare la via per un nuovo stile di vita più ecosostenibile.
Ricordiamo gli effetti positivi della riduzione del consumo di carne:
una migliore prospettiva di vita per l’uomo grazie alla riduzione di patologie cardiovascolari e tumori
un minore spreco di risorse idriche ed energetiche
una riduzione degli allevamenti intensivi, minore sfruttamento animale, minori sofferenze verso altri esseri viventi.

Nel corso della storia dell’umanità chiaramente l’approccio vegetariano è stato comunque un punto di vista minoritario in contrapposizione a un’idea di carne vista come sinonimo di benessere alimentare, di alimento nutriente per eccellenza, di salute. E così anche oggi le migliori possibilità socio-economiche spingono molti consumatori, attratti dalle mode del momento, a consumare carni spesso provenienti da aree anche molto lontane dalle aree di utilizzo, come il manzo di Kobe o la carne argentina, creando un cortocircuito che sfocia in una completa mancanza di etica e di sensibilità verso il pianeta.
D’altra parte, una fetta crescente della popolazione mondiale diventa sempre più consapevole e responsabile, limitando il consumo di carne nella propria dieta, preferendo il km zero, gli allevamenti etici, e curando maggiormente la provenienza del cibo a tavola.
Oggi è possibile evitare del tutto la carne, poiché nella nostra società così evoluta possiamo ricevere i nutrienti da una larga fetta di alimenti di origine vegetale. Ci sono infinite scelte e possibilità alimentari e degni sostituti anche sintetici della carne. Ce ne sarà grato soprattutto l’ambiente, considerando che mediamente il 40% del cibo diventa spreco-spazzatura che satura l’ecosistema.
Battiato nel 2001 cantava nel suo brano “Sacrofagia”:
Come può la vista sopportare
L'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi
Non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue
Le carni agli spiedi crude
Ecco, quest’immagine così forte dovrebbe farci riflettere sui nostri reali bisogni alimentari e sulle conseguenze delle nostre scelte. Il popolo delle bracerie sicuramente non sarà d’accordo, ma è ora che tutti quanti apriamo una discussione sull’argomento.