I toscani non hanno devastato questo paese
- Maddalena Pareti
- 20 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 mar
Nonostante Stanis La Rochelle della serie televisiva Boris sostenga che i toscani abbiano devastato questo paese, la Regione Toscana si fa promotrice della prima legge sul fine vita in Italia, normando le procedure, i modi e i tempi per accedere, attraverso l’assistenza sanitaria regionale, al suicidio assistito, tema che è ancora un delicato oggetto di dibattito nella penisola.
Il Consiglio Regionale ha approvato il testo l’11 febbraio 2025 con 27 voti favorevoli del Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e gruppo misto, con 13 contrari di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia e si conta un voto non espresso della consigliera PD.
La legge è di iniziativa popolare Liberi Subito sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni che, partendo dall’apertura della Corte Costituzionale con la sentenza n.242/2019, hanno ottenuto 10 mila firme necessarie per chiedere che venisse discussa la normativa sul fine vita.

Nel preambolo, seguito dai successivi sei articoli che compongono il testo della norma, si rimanda all’articolo 32 della Costituzione, dove viene enunciato che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e all’articolo 117 della Costituzione, dove la salute viene qualificata come materia concorrente tra Stato e Regioni.
La norma garantisce l’accesso al suicidio assistito a tutte le persone malate che ne fanno richiesta, indicando anche i requisiti necessari per dare via all’iter. È previsto che il paziente sia affetto da patologie irreversibili, soggetto a sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, vincolato ad un trattamento di sostegno vitale e abbia la capacità di prendere decisioni in modo libero e consapevole. La Corte Costituzionale ha chiarito che nel “trattamento di sostegno vitale” vengano compresi respiratori meccanici, terapie farmacologiche o trattamenti il cui fine è quello di salvare la vita al paziente.
La verifica dei requisiti deve essere effettuata entro 30 giorni dalla presentazione della domanda.
La procedura di accesso si avvia con la richiesta diretta o per delega presentata dall’interessato all’azienda locale di riferimento, con la possibilità di indicare un medico di fiducia.
Entro 15 giorni dall’approvazione della legge deve essere istituita una Commissione col compito di verificare i requisiti dei pazienti presso l’azienda sanitaria locale, composta da un neurologo, uno psichiatra, un medico per cure palliative, un anestesista, un infermiere, uno psicologo e uno specialista della patologia del malato, i quali devono essere dipendenti del servizio sanitario regionale e, per l’ammissibilità delle richieste, necessitano di ottenere il parere del comitato etico locale.
La Commissione ha la possibilità di sospendere il procedimento per accertamenti clinici e svolge il compito di verificare che il paziente sia stato informato di alternative al suicidio assistito come, ad esempio, le cure palliative. Dopo aver raccolto la documentazione necessaria stila una relazione finale in cui comunica la decisione presa all’azienda sanitaria locale e al paziente, che può così somministrarsi il farmaco con l’aiuto di farmaci e macchinari, senza la necessità dell’intervento di un medico.
Il tempo massimo per concludere l’iter della domanda è di 50 giorni, ma al paziente viene data la possibilità di sospendere la procedura o annullare la richiesta in qualunque momento.
Il supporto all’assistenza al suicidio assistito e i mezzi per metterlo in atto sono a carico delle strutture sanitarie regionali e il costo del farmaco impiegato è responsabilità della regione.
Le legge sta già facendo parlare molto di sé sia ottenendo elogi, come quello del Presidente della Regione Eugenio Giani, un suo fervente sostenitore, il quale ha affermato che “La Toscana dà un forte messaggio di civilità”, sia ricevendo dure critiche, come quella del Cardinale Augusto Paolo Lojudice, il quale ha dichiarato ai media vaticani che la legge è “La discesa di un crinale dal quale non sarà più possibile risalire”.
Il centrodestra in Toscana si è già premurato di presentare ricorso formale al collegio di garanzia statuaria per valutare la conformità della norma allo Statuto della Regione, ritardando di 30 giorni la promulgazione della legge.