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Giorgia Meloni consolida il soffitto di cristallo

Aggiornamento: 17 mar

Sorprende la totale assenza di donne tra i quindici componenti della neo commissione governativa sulle tecnologie quantum, nominati in questi giorni dal sottosegretario con delega alla trasformazione digitale, Alessio Butti. Con l’insediamento del governo Meloni nel 2022 la stessa presidente del Consiglio rivendicò di aver rotto il “tetto di cristallo”, concetto che fu ripreso l’anno scorso dalla ministra alle Pari Opportunità e Famiglia, Eugenia Roccella, nel corso del suo intervento in un aula parlamentare in vista della Giornata internazionale della Donna.

 

La nomina di Giorgia Meloni quale prima presidente del Consiglio all'epoca fu accompagnata anche da un rilevante tam-tam mediatico, relativo alla circostanza che finalmente un importante traguardo sulla strada delle rivendicazioni femminili si fosse raggiunto e che insomma il soffitto di cristallo fosse stato infranto. Tale espressione vale per descrivere e denunciare quelle situazioni di maggiori difficoltà nell’avanzamento di carriera incontrate dalle donne rispetto ai colleghi. Sono stata tra quelle che, invece, sempre all'epoca aveva precisato che una leader istituzionale di sesso femminile non fosse di per sé garanzia di politiche attive a favore delle donne italiane.

 

Nel tempo si è constatata la veridicità di tale assunto ed oggi ne abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione con un board della Commissione su menzionata tutto al maschile, un board che Giorgia Meloni ha avallato, palesando come il suo ruolo di premier non abbia frantumato per nulla il soffitto di cristallo. Difatti esso non crolla per il fatto stesso che una donna riesca a raggiungere il vertice, ma solo quando si attuano politiche, si promulgano leggi o si modificano cambiamenti aziendali in modo che la scalata per le altre donne sia meno ardua, proprio a cercare di instaurare un maggiore livello di parità di genere. 

Essere la prima, come Giorgia Meloni, in una posizione di vertice è certo un traguardo importante, ma se poi promuove leggi che non solo non vanno a migliorare le condizioni delle altre donne, ma addirittura la peggiorano, il soffitto di cristallo si inspessirà sempre più. Conseguentemente la presidente del Consiglio Meloni non si riempia la bocca di parole non rispondenti alla realtà di un tetto sempre più consolidato, quale ostacolo alle giuste rivendicazioni politiche delle donne italiane.

 

Seppure qualche crepa negli anni passati si era aperta in questo soffitto, scelte come quelle di non nominare alcuna donna nella commissione governativa sulle tecnologie quantum sta a significare che il governo Meloni lavori invece per riempire tali crepe. Consolidandolo ancora di più e dimostrando con inopportune decisioni che della prima presidente del Consiglio dei ministri non ci sarebbe da fidarsi alcunché. Con buona pace di chi troppo presto aveva esultato per avere una leader ai vertici del Governo italiano.

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