Festivàl, i pagelloni finali
- Samantha Leone
- 18 feb
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 17 mar
Anche quest’anno il Festivàl della canzone smielata è tornato e, grazie a dio, finito! Sono passati 5 giorni ma, tra mancanza di sonno, studio sfrenato per il FantaSanremo e caccia al gossip, sembrano passati due mesi. Comunque, giusto per aggiungere ulteriore stress al tutto ho deciso di impelagarmi nell’impresa titanica che mi avrebbe poi tenuta occupata per tutta la settimana santa: una serie di noiose pagelle con giudizi assolutamente non richiesti dettati solamente dai miei più bassi istinti, in pieno stile italiano medio sotto Sanremo.

Ordunque iniziamo, ovviamente andrò in ordine casuale.
Simone Cristicchi: L’ho sentita e ho pianto. L’ho risentita e ho ri-pianto. Poi ho saputo che è il nuovo idolo dei ProVita e ho pianto per l’ennesima volta. Voto: Santi in paradiso.
Elodie: La canzone forse è dimenticabile, lei no. Una dea pure ricoperta di stagnola. Non le manda a dire a nessuno, l’unica che ha attaccato i giornalisti per qualsiasi cosa. Voto: Tigre de Quartaccio.
Giorgia: Lei gioca in un altro livello, è ovvio. Non vince per colpa del patriarcato? Non lo so, la canzone era normalissima e dopo “Come saprei” l’asticella è alle stelle. Voto: Mia madre.
Rose Villain: Lei ha un bel mood, super solare… copia trucchi e se ne frega, canta sempre le stesse canzoni e se ne frega. Voto: La Villain che ti aspetti.
Fedez: Piagnone. Piagnone con le lenti da piagnone. Piagnone che fa la vittima. Piagnone che normalizza l’amante…ah no era la depressione. Voto: Il pianto frutta.
Tony Effe: Toglietegli tutto ma non le collane con le quali se vuole te ce compra tutto Sanremo e lo rivende ad Amadeus. La canzone a me piace, cantata da uno forte sarebbe top. Voto: Non canta peggio di Jovanotti, ammettetelo.
Lucio Corsi: Lo vorrei abbracciare anche se ho paura… mi ricorda il primo Povia, che sembrava un innocente sbarbatello che cantava ai piccioni e invece ora è finito a cantare alla sagra dell’ampolla magica di Pontida. Voto: Un po’ Bowie un po’ Topo Gigio.
Achille: La più grande ingiustizia del Festivàl. Canzone strepitosa, lui divino. Ma a differenza del piagnone, lui non ha cavalcato i gossip e ha pagato. Voto: Amore senza fine.
Gaia: Parte la canzone, mia figlia si alza dal divano si abbassa i pantaloni e inizia a ballare. L’ho visto come un gesto di vero apprezzamento. Che lei sia super brava si è visto alla serata cover. Voto: 170, le volte che l’ho già sentita in loop in macchina.
Clara: Mi sento un po’ mia nonna, non credo di aver capito il testo della canzone e come me, azzardo, gran parte degli italiani. Lei pare una principessa Disney con le movenze di Angela dei Ricchi e Poveri. Voto: Non è che se vinci Sanremo Giovani poi devi tornare per forza.
Brunori: Gentile, educato, ironico, raffinato. L’unico vero cantautore dell’edizione. Giusta posizione in classifica, non sbaglia niente manco al Fantasanremo dove -ovviamente- era il mio capitano. Voto: Mio padre.
Francesca Michielin: Se l’adrenalina fosse una persona. Cade dalle scale, perde il reggiseno in eurovisione, corre su una caviglia rotta. Siamo pronti ad ascoltare questa canzone come colonna sonora di un bellissimo falò di confronto. Voto: La canzone dei malesseri.
Rocco Hunt: Il rapper educato e gentile. Visto rappare vicino a Clementino sembra ancora più cucciolone. Gli manca mamma, il caffè, il quartiere ma comunque è gioioso. Voto: Orsetto del cuore.
The Kolors: Non saremo ai livelli di “Un ragazzo incontra una ragazza” ma questa cantata dalla Carrà sarebbe stata una hit mondiale, manca solo un Pedro qua e là. Voto: Unica cosa divertente dell’ultima serata, Fru che balla a sorpresa sul palco.
Sarah Toscano: A 17 anni vince Amici, a 19 va a Sanremo. Invece di sottolineare la bravura di una ragazzina, i giornalisti la criticano per il corpo. Voto: A Sarah, ma mannalituttiaffanculo.
Ok….mi sono pentita di aver iniziato sta cosa, basta vi prego.
Modà: Hanno fatto di tutto per il Fantasanremo: pomiciate con Renga, vestiti dai colori improbabili, capezzoli che spuntano fuori all’improvviso. Lui, stretto alla sua asta del microfono, con le costole rotte che non molla un colpo. Voto: lo stoicismo contemporaneo.
Olly: Vittoria meritata, bella la canzone e lui bellissima voce. Durante la prima serata è uscito tutto tamarro, un po’ in stile Romanzo criminale, e i miei ormoni si sono risvegliati. Voto: Primavera.
Shablo feat mammeta, frateto e soreta: Tormento non è mai uscito dagli anni 90 e ci ha trascinato pure tutta la boy band di super cattivoni. Voto: Altro che Sottotono.
Irama: La canzone è tutta un ritornello. Lenta, melensa, totalmente sanremese. Fuori dal palco mi convince di più, sembra la versione maschile di Elodie, carico a pallettoni contro tutti. Voto: Re dell’autotune.
Joan Thiele: Mi piace, una delicata Lourdes Maria Ciccone che sorride. La canzone fa molto film di Tarantino. Voto: Uma Thurman
Bresh: Troppe metafore, non le ho capite. Per amor di giustizia, vi scrivo come la canto io. La frase “se il mare è salato è perché un marinaio ci ha pianto sopra” non posso far altro che cantarla con “se il mare è salato è perché un marinaio ci ha pisciato”. Voto: Peli sulle braccia apprezzati.
Noemi: Canzone scritta da Mahmood e Blanco ma senza brividi. Lei voce come sempre meravigliosa ma non arriva come in passato. Voto: Top eleganza.
Marcella Bella: Ecco la quota Bertè. Ci ha provato con una canzone simile a quella di Loredana dello scorso anno ma no, non c’è riuscita per niente. “Forte, stronza ma sovranista” suonava meglio, più reale almeno. Voto: Marcella, ciao bella.
Rkomi: La canzone più sottovalutata in 75 anni di festival. La sua solita allergia alle magliette non passa ma, vi dirò, non mi dispiace. Quest’anno però aggiunge anche una fortissima avversione alle vocali. Voto: Un violinto dicriscindo.
Serena Brancale: Una cantante jazz eccezionale che per l’occasione decide di portare una canzone adatta al remake italiano del Re Leone, ed è subito Rafiki che espone Simba nel cuore di Bari vecchia alle signore che fanno le orecchiette. Voto: Anema e cozze.
Massimo Ranieri: Tiziano Ferro e Nek firmano il testo per Ranieri. La noia è così potente in questo festival che rischiamo che sta canzone ci uccida tutti. La potenza della sua voce gli ha fatto deflagrare un occhio. Voto: Occhio di Sauron.
Willie Peyote: Un testo intelligente e impegnato, più che altro uno che finalmente non muore per amore. Voto: Drop the mic dopo il dissing ai Jalisse.
Coma_Cose: Loro mi piacciono, sono troppo carini e dolci, penso prima di sentire la canzone. SANTO CIELO AIUTATEMI è FINITA IO LI AMO VORREI ESSERE LA TERZA DELLA LORO COPPIA, dico dopo il primo ascolto. Polemica di fine festival: visto che chiunque sento dice “eh ma la canzone è un meme e dice solo cuoricini-cuoricini”, se volete fare gli opinionisti forse un minimo di comprensione del testo dovreste averlo. Voto: Adottatemi.
Francesco Gabbani: Il solito appeal da animatore. Durante la serata delle cover i due rappresentavano chiaramente l’inizio e la fine della stagione estiva. Sole, spiaggia, tormentone… e poi il lento straziante di fine vacanza. Voto: Quota Fiorello.
Detto questo, vorrei dire una cosa che forse suonerà impopolare. O magari fin troppo popolare.
Questo Sanremo è stato un ritorno al passato: smielato, banale, antico, a tratti noioso. Canzoni mediamente tutte uguali, con tematiche scialbe e neutre. E alla fine forse va anche bene così. Sanremo è spettacolo, non rivoluzione. È intrattenimento, non politica. Non vogliamo intimazioni dall’alto su cosa guardare e che temi trattare, ma non abbiamo bisogno nemmeno di un festival che imponga a tutti i costi testi politicizzati e “seri”, al punto da farci perdere di vista la poesia e l’ispirazione che un altro tipo di canzoni può evocare, solo perché parlano dell’amore di un padre e non della lotta al patriarcato.
Questo, per quanto riguarda le canzoni.
Sulla conduzione e le gag, invece, è vero il contrario. Trovo insopportabile l’uso macchiettistico del rassicurante “gay strambo e svampito” Malgioglio, così come il continuo apostrofare le donne con “fei belliffima” o, peggio ancora, con “sei una brava mammina” non appena scendono le scale. Lì sì che ci vorrebbero coraggio, intelligenza e – perché no – un po’ di sana critica sociale.
Fine del sermone.
Sanremo è finito, andate in pace.