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Donald, c’è posta per te

Aggiornamento: 17 mar

Abbiamo avuto recentemente modo di vedere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, circondato da pastori e telepredicatori statunitensi, in un fotogramma che ricorda vagamente "L'Ultima Cena". Uno scatto  palesemente auto celebrativo, come dimostra la didascalia della foto pubblicata su X, ove si è potuto leggere: “Come dice la Bibbia: ‘Beati gli operatori di pace’. E a tal fine, spero che la mia più grande eredità, quando tutto sarà finito, sarà conosciuta come un pacificatore e unificatore”. Pacificatore, in che senso, verrebbe da chiedersi, visto che Trump vuole acquistare la striscia di Gaza, per espellervi del tutto il popolo palestinese e condannarlo a una deportazione senza paragoni nella storia. L'unica eredità che il nuovo presidente Usa lascerà al mondo intero è quella di governante capace non di risolvere i conflitti, ma di farli degenerare oltremisura. E per di più blasfemo, dal momento che le sue strategie e tattiche politiche a proposito del fenomeno migratorio non possono certamente consentire al tycoon di autodefinirsi “operatore di pace”, nel senso inteso dalla Bibbia. 

President Donald J. Trump, Public domain, via Wikimedia Commons
President Donald J. Trump, Public domain, via Wikimedia Commons

Davanti ai nostri occhi sono ancora presenti le immagini di neppure un mese fa, relative ai migranti sudamericani nell’atto di venire imbarcarti su un aereo, che li ha riportati nel loro Paese con tanto di pesanti catene alle mani e ai fianchi. Una disumana umiliazione rivendicata con orgoglio sui profili social ufficiali della Casa Bianca: “Come promesso il presidente Trump manda un duro messaggio al mondo”. Le reazioni internazionali di condanna sono state immediate da parte di numerosi rappresentanti istituzionali, che hanno visto in queste immagini la riprova di come Donald Trump sia deciso a porre in essere un allontanamento progressivo degli Usa dall’ordine liberale, ovvero da quelle norme, istituzioni e valori che hanno guidato le relazioni internazionali dopo la Seconda guerra mondiale, come ad esempio la difesa dei diritti umani.

 

In loro nome è intervenuto di recente Papa Francesco che, con una irrituale lettera indirizzata a tutti i vescovi degli Stati Uniti, ha sollecitato a tenere comportamenti in linea con i valori cristiani. La massima autorità della Chiesa cattolica conseguentemente si appella anche a tutta la  propria comunità affinché sia sempre impegnata a "costruire ponti" e non "muri della vergogna". A meglio specificare il suo pensiero il Papa ha scritto nella lettera ai vescovi degli Stati Uniti che "Deportare persone che in molti casi hanno lasciato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell'ambiente, lede la dignità di molti uomini e donne, e di intere famiglie”. Immediata è stata la reazione di colui che viene definito lo 'zar dei confini' di Donald Trump, Tom Homan, che al riguardo del Papa ha avuto tali parole: "Vuole attaccarci perché proteggiamo i nostri confini? Ha un muro attorno al Vaticano, giusto?” E sempre durante la stessa interlocuzione con i giornalisti alla Casa Bianca, ha rimarcato: “E noi non possiamo avere un muro attorno agli Stati Uniti?”.

 

In tal modo però Tom Homan non entra nel merito della critica di Papa Francesco a Donald Trump, laddove Bergoglio sottolinea che "un autentico stato di diritto si verifica proprio nel trattamento dignitoso che tutti gli uomini meritano, specialmente i più poveri ed emarginati. Il vero bene comune si promuove quando la società e il governo, con creatività e rigoroso rispetto dei diritti di tutti, come ho affermato in numerose occasioni, accolgono, proteggono, promuovono e integrano i più fragili, indifesi e vulnerabili". Di quale pace sarebbe operatore Donald Trump, se, come dice il Pontefice nella lettera ai vescovi Usa, "ciò che si costruisce sulla base della forza, e non sulla verità sulla pari dignità di ogni essere umano, inizia male e finirà male"?

 

Nello stesso documento il Papa ha evitato di fare i nomi di Donald Trump e del suo vice, J.D. Vance.  Sennonché, in replica a quest’ultimo che, per giustificare il pugno di ferro sugli irregolari, aveva rispolverato il principio agostiniano dell’Ordo amoris, ossia la necessità di amare ciascuno nel modo adeguato, Papa Francesco ha chiarito che questo coincide con il modello dell’amore universale e senza confini del buon Samaritano. Un messaggio che dovrebbe valere per ogni governante e i suoi sostenitori; di modo che non si assistano a spettacoli indecorosi come quello tenuto da Italo Bocchino che, nella stessa sera in cui veniva divulgata la lettera di Papa Francesco, esaltava la politica governativa sui flussi migratori perché finalizzata a "impacchettare i migranti e rispedirli a casa loro", riducendo così a cose gli esseri umani. Dire, come ha fatto l'esponente e giornalista di destra, che chi fugge da fame, carestie, discriminazioni e guerre commette reato se viene in Italia, denega il diritto dei migranti a esistere come persone degne di vivere.

 

È proprio vero che la destra spacci ossessivamente il fenomeno migratorio per emergenza nazionale nella speranza di cavalcare le paure e aumentare i voti nelle urne. Non interessa ai suoi esponenti pagare un alto prezzo in disumanità per tali strategie politiche. Il consenso prima di tutto, Bocchino docet! E chi se ne frega se i migranti diventano pacchi. Eppure il Pontefice nella lettera indirizzata ai vescovi Usa diffida da queste opportunistiche strumentalizzazioni politiche, appellandosi ai cattolici statunitensi e agli uomini e alle donne di buona volontà: “Non cedete a narrazioni che discriminano e causano sofferenze inutili ai nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati”. E questo vale per tutto il mondo, anche per l’Italia, governata da chi queste parole del Papa sembra non volerle né ascoltare né tantomeno mettere in pratica.

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