Come siamo arrivati al “ReArme Europe”?
- Davide Inneguale
- 7 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 17 mar
È da decenni che l’Europa, ma l’Occidente in generale porta avanti una propaganda allarmistica per giustificare operazioni militari o spese nel settore bellico a scapito dei servizi primari per la popolazione ricevendo allo stesso tempo un plebiscito.

Uno dei principali bersagli della propaganda occidentale è la Russia, dipinta come una potenza aggressiva con mire espansionistiche su tutta l’Europa. Già dal 2014, con l’annessione della Crimea, i media e i governi occidentali hanno alimentato la paura di un'invasione russa su larga scala. La narrativa ha raggiunto il suo apice con la guerra in Ucraina, quando si è diffusa l’idea che Mosca, dopo Kiev, avrebbe potuto attaccare la Polonia o i Paesi Baltici. Tuttavia, al di là della retorica, la realtà geopolitica mostra che la Russia, pur perseguendo i propri interessi strategici, non ha mai avuto le capacità né la volontà di imbarcarsi in una conquista dell’Europa, che sarebbe insostenibile economicamente e militarmente.
Un altro grande esempio di propaganda bellica occidentale è stata la cosiddetta “guerra al terrore”, lanciata dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Il presunto pericolo islamico è stato il pretesto per le guerre in Afghanistan e Iraq, giustificate con la necessità di combattere Al-Qaeda e rovesciare regimi ostili. In realtà, dietro queste operazioni si celavano interessi economici e strategici, come il controllo delle risorse energetiche e la presenza militare in regioni chiave. Gli stessi gruppi jihadisti, usati come giustificazione per gli interventi, sono stati spesso finanziati e armati dagli stessi governi occidentali per destabilizzare regimi scomodi, dimostrando l’ipocrisia delle “grandi democrazie” pronte ad esportare più che la libertà, la loro influenza.
Queste strategie di allarmismo e manipolazione servono a mantenere alta la tensione internazionale e giustificare il continuo aumento della spesa militare. Alimentare la paura di un nemico esterno permette ai governi di distrarre l’opinione pubblica da problemi interni e rafforzare il controllo sociale. Non accade soltanto oggi, un’analisi di ciò che sto dicendo venne fatta da uno degli uomini più crudeli della storia, Hermann Göring il “numero due” del regime nazista, che spiegando come avesse fatto a ricevere il consenso popolare disse: «Ovviamente la gente non vuole la guerra. Perché mai un povero contadino dovrebbe voler rischiare la pelle in guerra, quando il vantaggio maggiore che può trarne è quello di tornare a casa tutto intero? Certo, la gente comune non vuole la guerra: né in Russia, né in Inghilterra e neanche in Germania. È scontato. Ma, dopo tutto, sono i capi che decidono la politica dei vari Stati e, sia che si tratti di democrazie, di dittature fasciste, di parlamenti o di dittature comuniste, è sempre facile trascinarsi dietro il popolo. Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre assoggettato al volere dei potenti. È facile. Basta dirgli che sta per essere attaccato e accusare i pacifisti di essere privi di spirito patriottico e di voler esporre il proprio paese al pericolo. Funziona sempre, in qualsiasi paese». Una strategia semplice che ancora una volta nella storia sembra aver funzionato.