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Chiesa, lasciate a Papa Francesco la libertà di non dimettersi

Aggiornamento: 17 mar

Lunga vita al papa, lunga vita al pontefice regnante. Le condizioni di salute di Francesco – attualmente in prognosi riservata, ma lucido di mente – ci spingono emotivamente a un sempre maggiore empatia nei confronti dell’uomo e ci richiamano a una maggiore e genuina lealtà verso un’istituzione che è immensamente più grande di noi. Chi vi scrive, pur tra innumerevoli insufficienze, è un credente. Dettaglio che può significare tanto, ma anche pochissimo in questa situazione assolutamente non nuova per la bimillenaria storia della Chiesa.

 

Presi dall’ansia del presente, ci aggrappiamo come disperati alle ultimissime vicende ecclesiali, dimenticando però le tante rughe di una realtà sociale che ne ha viste davvero tante. Il pensiero corre inevitabilmente alla rinuncia di Benedetto XVI ed è normale che sia così. Patologico è invece impantanarsi nelle dinamiche di una decisione, sì, clamorosa (benché secondo diritto canonico), ma non obbligatoria per tutti gli altri pontefici. Quella presa nel febbraio del 2013 fu una scelta libera, partorita nel silenzio del discernimento personale, e ampiamente rivendicata fino alla morte, avvenuta il 31 dicembre 2022, dopo quasi dieci anni di fedeltà al successore.

Long Thiên, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Long Thiên, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Bergoglio è libero di seguire la stessa strada, ma anche no. Decidesse di farsi carico della malattia, morendo da regnante, sarebbe nel pieno diritto di farlo. Anzi, parrebbe proprio questo il suo deciso proponimento: continuare nella ben più rodata prassi della Chiesa romana. Chiesa romana che non è rimasta ferita a causa dell’infermità, anche prolungata, dei tanti pontefici. Talvolta, una certa idea di efficientismo, ci porta a credere che la macchina vaticana si fermerebbe a seguito della lunga degenza di un papa. Sono criteri che vanno bene per un’azienda, in parte anche per un organismo politico, ma non esattamente per la Chiesa. La risposta a tale situazione risiede certamente nel campo dello Spirito, ma anche dall’evidenza pratica. Situazioni simili sono sempre avvenute.

 

Anche la fase della sede vacante è sempre esistita, sia a livello romano che nelle singole diocesi quando viene a mancare il vescovo. E che succede in quei casi? Si va avanti lo stesso: si continua a pregare, si continuano a celebrare le messe e tutti gli altri sacramenti. Si procede dritto, insomma. Questo non vuol dire che la figura dei papi non sia necessaria, tutt’altro. Significa semmai che non bisogna lasciarsi prendere dal panico e accettare che le cose vadano per come devono andare. In fondo, la Chiesa ha dimostrato di essere più grande dei papi, dei cardinali e delle tante versioni del codice di diritto canonico finora elaborate. La fede aiuta certamente a riconoscere le trame invisibili della Storia, ma anche una laicissima dose di studio – in casi come questi soprattutto – può giovare a non perdere la bussola. Come possono aiutare gli auguri più sinceri di pronta guarigione al pontefice.

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